Splendida prova con buoni contrasti, riferibile alla tiratura di Eirakuya Tōshirō (metà XIX sec.) dai legni originali della bottega Egawa. Impressa su carta del Giappone, in ottimo stato di conservazione, con margini originali intonsi oltre la linea marginale.
Bibliografia ragionata
H.D. Smith II, Hokusai: One Hundred Views of Mt. Fuji, New York: George Braziller, 1988
M. Forrer, Hokusai, London: Royal Academy of Arts, 1991
M. Forrer, Hokusai, New York: Rizzoli, 1988
M. Forrer, Hokusai: Prints and Drawings, Munich: Prestel, 1991
G.C. Calza, Hokusai: il vecchio pazzo per la pittura, Milano 1999-2000, Londra 2003
G.C. Calza, Hokusai: le cento vedute del Fuji, Milano: Editoriale Nuova, 1982
J. Hillier, The Art of Hokusai in Book Illustration, London: Sotheby Parke Bernet, 1980
J. Hillier, L. Smith, Japanese Prints: 300 Years of Albums and Books, London: British Museum Publications, 1980
R.S. Keyes, Ehon: The Artist and the Book in Japan, New York: George Braziller, 2006
T. Clark (a cura di), Hokusai: Beyond the Great Wave, London: British Museum Press, 2017
M. Forrer, W.R. van Gulik, Hokusai and His School: Paintings, Drawings and Illustrated Books, Leiden: Society for Japanese Arts and Crafts, 1991
The Metropolitan Museum of Art, New York: https://www.metmuseum.org/art/collection/search/78803
Commento
In questa scena un bottaio sta martellando l’ultima doga di un grande mastello, con le gambe divaricate in una solida posa che incornicia perfettamente il profilo del monte Fuji, visibile tra le sue gambe. La composizione richiama direttamente la celebre tavola delle Trentasei vedute del monte Fuji, Fujimigahara, in cui la montagna è vista attraverso una botte rovesciata: qui, invece, è il corpo dell’artigiano a fungere da cornice, creando una giustapposizione inattesa e tipica delle invenzioni visive di Hokusai.
Su questa tavola si è conservata una poesia dello stesso artista, un senryū quasi perfettamente aderente all’immagine: «Hachi no ji no / funbari tsuyoshi / natsu no Fuji» («Forte e chiara posa a forma di otto: il Fuji in estate»).
Il carattere giapponese per il numero 8 (hachi) ricorda infatti sia la posizione a gambe aperte del bottaio, sia le pendenze del Fuji, che in estate appare netto, privo della neve e delle nubi invernali. Composto intorno al 1831, questo verso potrebbe aver ispirato direttamente la veduta, confermando il dialogo tra poesia e immagine che caratterizza l’opera di Hokusai.
Oltre all’arguzia dell’accostamento, la tavola incarna uno dei temi ricorrenti dell’artista: la risonanza formale tra il corpo umano e la sagoma del Fuji, come se l’uomo stesso potesse, per un istante, incorporare la montagna o diventarne un’estensione naturale.
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