Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con pieni margini, in eccellente stato di conservazione. Nona tavola dalla seconda edizione della serie La Piccola Passione su legno, pubblicata da Daniel Bissuccio a Venezia nel 1612, che consiste di 37 illustrazioni, tutte con testo italiano al verso, segnatura “D” sotto l’immagine. La prima edizione fu pubblicata a Norimberga nel 1511.
Bibliografia
Hollstein, 134
Bartsch, 25
Schoch/Mende/Scherbaum, 195
Meder, 134
Panofsky, 245
Strauss, 135
TIB 1001.225
A. Hass, Two Devotional Manuals by Albrecht Dürer: The "“Small Passion” and the “Engraved Passion”. Iconography, Context and Spirituality, in Zeitschrift für Kunstgeschichte, 63. Bd., H. 2 (2000), pp.169-230
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/388045
Commento
Intorno al 1509, mentre stava ancora completando la Grande Passione, Dürer iniziò la sua serie più estesa delle passioni di Cristo, La Piccola Passione, che comprende 37 xilografie. La serie fu pubblicata come libro; ogni tavola è accompagnata da un testo narrativo-descrittivo composto dall’amico di Dürer, il chierico umanista Benedictus Chelidonius.
Cristo è mostrato senza aureola, così da non essere distinguibile dai suoi stessi discepoli: è semplicemente un essere umano, amorevolmente umile che presta servizio ai suoi simili. Questo aspetto è rafforzato dai versi di Chelidonius incisi al verso, che ribadiscono l’importanza dell’umiltà e dell’amore.
Albrecht Dürer (Norimberga 1471-1528), figlio di un orafo di origine ungherese, dal quale apprese la precisione del bulino, si formò come pittore e xilografo nella bottega di Michael Wolgemut, tra il 1486 e il 1489. Dopo gli anni di viaggio compì due soggiorni decisivi a Venezia, nel 1494-1495 e nel 1505-1507, da cui riportò una nuova idea di proporzione e di studio del vero. Fu pittore, teorico e soprattutto il maggiore incisore del Rinascimento nordico, colui che elevò la stampa a un livello di linguaggio artistico senza precedenti.
Con l’Apocalisse del 1498 portò la xilografia a una forza espressiva mai raggiunta prima, e la stessa tensione si ritrova nella Grande Passione e nella Vita della Vergine. Il bulino raggiunse con lui la sua massima perfezione nei tre celebri Meisterstiche: Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo e San Gerolamo nello studio (1513) e Melencolia I (1514). Dal 1497 circa firmò le sue stampe con il monogramma “AD”, presente sulla gran parte dei fogli, che divenne una firma riconoscibile in tutta Europa e fu così imitata che, secondo Vasari, Dürer arrivò a far causa a Marcantonio Raimondi per averla falsificata.
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