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HOKUSAI

Il segno che diventa vita TUTTE LE OPERE

Hokusai – Il segno che diventa vita

6 marzo – 24 aprile 2026

Inaugurazione giovedì 5 marzo, dalle ore 17.30

Oltre 180 xilografie originali di Katsushika Hokusai (1760–1849): un corpus di opere vastissimo raccolte negli anni, che raccontano la dedizione assoluta di un uomo, “il vecchio pazzo per la pittura”, che ha cercato per tutta la vita la perfezione e la verità anche in un solo punto o in una singola linea.
Il titolo della mostra, “Hokusai. Il segno che diventa vita”, nasce proprio da questa firma e introduce il celebre pensiero dell’artista: «Dall’età di sei anni ho sentito il desiderio di dipingere qualsiasi cosa vedessi attorno a me…», parole che racchiudono la dedizione assoluta di un uomo che ha cercato per tutta la vita la perfezione e la verità anche in un solo punto o in una singola linea.

L’arrivo delle opere di Hokusai in Europa innescò una profonda rivoluzione culturale. Giunta inizialmente in modo fortuito come materiale da imballaggio per le porcellane, la produzione del genio giapponese catturò l’attenzione di artisti del calibro di Monet, Degas, Gauguin, Van Gogh e Whistler. Da quelle visioni, i grandi maestri occidentali trassero una libertà compositiva e una sintesi formale capaci di trasformare radicalmente il corso della storia dell’arte moderna.
Hokusai è stato ed è ancora oggi un ponte tra il mondo orientale e quello occidentale, l’artista che più di ogni altro ha consentito un dialogo culturale profondo e duraturo tra due tradizioni artistiche che continuano a influenzarsi e arricchirsi reciprocamente. Oggi, a distanza di due secoli, la sua influenza rimane evidente e vitale: dai manga contemporanei al design, dalla moda al tatuaggio, fino alla grafica digitale.

Il percorso espositivo

L’esposizione si apre con due xilografie policrome dalla serie Viaggio tra le cascate in varie province (Shokoku Taki Meguri, 1832-1834 circa), contraddistinte da un’intensità cromatica e una raffinatezza estetica di particolare rilievo.

Di eccezionale importanza è Il demone Hannya che ride (Warai Hannya, 1831), uno dei capolavori più rari dell’intera produzione di Hokusai. Timothy Clark, già direttore della sezione giapponese del British Museum, identifica in quest’opera il momento in cui il maestro intreccia iper-realismo, fantasy e un sottile umorismo che prefigura le origini del moderno manga. L’immagine descrive lo spirito vendicativo femminile dello Hannya, nato dalla gelosia e trasformatosi in una creatura terrificante: il ghigno sardonico, le corna sporgenti e gli artigli affilati sono resi con uno stile espressivo e teatrale.
L’esemplare esposto è straordinario sia per lo stato di conservazione, sia per la presenza del mokume-zuri (le venature del legno) elemento distintivo delle prime impressioni.

Testimonianza della prima stagione creativa sono sei stampe dalla serie nota come Piccola Tokaido (Tokaido Gojusan-eki). Risalenti al 1804 e qui presenti in esemplari di epoca Meiji, queste tavole a colori raccontano con spontaneità poetica le cinquantatré stazioni del celebre viaggio tra Edo e Kyoto.

Di particolare rilievo critico sono le Cento vedute del monte Fuji (Fugaku Hyakkei, 1834-1835 circa): 102 stampe in tre toni di grigio, tra le opere più stimate della sua maturità artistica. Realizzata oltre i settant’anni, questa raccolta esprime la visione più intima del sacro monte. Nell’opera Il Fuji dal mare (Kaijo no Fuji), Hokusai riprende il tema dell’onda con una rinnovata profondità filosofica: la cresta dell’onda, sollevata dal vento, si trasforma in uno stormo di pivieri, mentre lo sguardo scopre il monte Fuji come unico punto fermo dell’universo. La tavola rappresenta l’evoluzione finale del soggetto che lo ha reso celebre con La Grande Onda (Kanagawa-oki Nami Ura): qui il dialogo è riservato esclusivamente a vento, acqua e montagna sacra.

L’itinerario prosegue con una stampa policroma dalle celebri Trentasei vedute del monte Fuji, (Fugaku sanjūrokkei, 1830-1831 circa), la serie che ha consacrato Hokusai alla fama internazionale, dal caratteristico blocco di base in blu di prussia (aizuri-e) della prima edizione; e una dalla serie Vedute insolite di famosi ponti delle varie province (Shokoku meikyō kiran, 1834 circa), in cui la resa della nebbia che si alza è uno degli esperimenti più suggestivi e riusciti di Hokusai.

Di immediata freschezza sono le cinquantacinque xilografie dalla raccolta Trasmettere lo spirito, rivelare la forma delle cose attraverso un sol colpo di pennello (Denshin kaishu Ippitsu gafu, 1823), dai raffinati toni di turchese e rosa intenso. Il titolo stesso esprime l’intera filosofia di Hokusai: la convinzione che l’arte debba andare oltre la semplice riproduzione della realtà per catturare l’energia vitale di ogni soggetto. Come ricordava Van Gogh in una lettera al fratello Theo del 1888, «il fascino di Hokusai sta nella capacità di rimuovere il superfluo per far risplendere l’essenziale».

Chiudono la rassegna tre volumi completi della trilogia Guerrieri Illustrati di Cina e Giappone (Wakan ehon sakigake, 1836), xilografie in bianco e nero in cui Hokusai infonde una vitalità straordinaria alle figure dei leggendari eroi della tradizione.

L’importanza storica e culturale di Hokusai trova conferma nel mercato dell’arte internazionale. L’iconica Grande Onda ha visto le proprie quotazioni crescere in maniera esponenziale, superando i 2,5 milioni di euro nelle ultime aste di Christie’s e Sotheby’s. Le xilografie policrome in mostra rappresentano opere significative della sua produzione, alcune delle quali comparabili per qualità e conservazione a quelle custodite nelle collezioni dei più importanti musei del mondo come il British e il Metropolitan Museum.

L’instancabile ricerca della perfezione accompagnò il Maestro fino all’ultimo istante. All’età di 89 anni, le sue ultime parole furono: «Se il cielo mi avesse concesso altri dieci anni di vita, o anche cinque, sarei potuto diventare un vero artista». In questo pensiero risiede il segreto della sua grandezza: un’umiltà assoluta che ha saputo trasformare ogni immagine in vita pulsante.

Per garantire l’integrità del percorso espositivo, le opere incorniciate in mostra rimarranno in galleria fino al termine dell’evento. Saranno quindi disponibili per la spedizione o per il ritiro a partire da metà di aprile.

Rassegna stampa

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Sono da considerarsi stampe originali (silografia, bulino, puntasecca, acquaforte, acquatinta, litografia, serigrafia, ecc.) le prove tirate in nero e a colori da una o più lastre concepite dall’artista stesso, qualunque sia la tecnica impiegata per realizzarle. Nel XX secolo molte delle tecniche tradizionali hanno subito variazioni dovute al perfezionamento della tecnologia e al desiderio degli artisti di sperimentare nuove forme espressive, per cui nelle stampe originali incontriamo tecniche con base fotografica o eliografica, fino a elaborazioni di immagini eseguite con l’ausilio del computer. Queste particolarità vengono indicate nelle schede tecniche dell’opera. Le stampe giapponesi non seguono queste regole: l’artista eseguiva un disegno su carta molto sottile, espressamente per l’incisione questo veniva incollato al rovescio sulla lastra che poi veniva incisa dallo hori-cho (silografo), sotto il controllo dell’artista. Veniva incisa una lastra per ogni colore. Lo stato è una modifica volontaria alla lastra, mentre la variante è una modifica accidentale alla lastra o si riferisce alla qualità o alla carta. La qualità o bellezza dell’impressione è indipendente dallo stato, dalla conservazione, dalla rarità, dal soggetto e dall’autore (una prova tarda di ultimo stato, se stampata con cura, può essere di alta qualità; e si intende che la qualità è alta o bassa nell’ambito della medesima tiratura). Gli aggettivi d’uso internazionale per definire la qualità sono, in ordine decrescente: superba, splendida, magnifica, bellissima, bella, discreta, mediocre, stanca e povera. Per le stampe moderne e contemporanee, quando non si tratti di prove di stampa o di tirature non documentate ma di esemplari appartenenti ad una tiratura, in cui il primo esemplare e l’ultimo non hanno differenze di qualità, queste vengono indicata con il termine “perfetto esemplare”. Per le stampe giapponesi la qualità del colore viene indicata coi seguenti aggettivi in ordine decrescente: brillante, ottimo, buono, discreto, pallido. Si menziona sempre l’esistenza o meno della firma. Si ricorda, tuttavia, che questa, non è di nessuna utilità né nella certificazione dell’autenticità né nell’attribuzione. Dunque l’assegnazione di una stampa ad un autore, diversamente di quella di un disegno o di un quadro, venendo impressa in più esemplari può venire considerata, opera pubblicata e perciò di autore certo e documentato. Per le stampe antiche e giapponesi è difficile parlare di tiratura poiché esse venivano generalmente stampate a seconda della richiesta. Oltre alle due grandi divisioni, coeve e tarde, le stampe venivano tirate in tempi diversi a seconda della domanda. Per edizione corrente si intende una tiratura ampia, alle volte anche oltre il migliaio di copie, voluta dall’autore e dall’editore, spesso come tavola fuori testo di libri o riviste d’arte. Non sono da considerarsi artisticamente opere minori, molte hanno avuto un’edizione parallela di lusso. La rarità è dovuta o alle poche impressioni eseguite, o alla legge della domanda-offerta e ancora la qualità della conservazione viene indicata con le seguenti frasi in ordine decrescente: in eccezionale stato di conservazione, in perfetto stato di conservazione (ad eccezione di...), in buono stato di conservazione (ad eccezione di...). I margini vengono così classificati: sottilissimo fino a 1 mm, sottile da 1 a 2 mm, piccolo da 2 a 4 mm.buono da 4 a 15 mm, ampio oltre i 15 mm, intonso è un foglio che conserva le misure in cui è stato fabbricato o stampato, con editoriale si intende un foglio che è stato messo in commercio senza margini o con una precisa dimensione di carta scelta dall’artista di concerto con l’editore. Le misure sono tutte in millimetri, altezza per base, si riferiscono per le stampe in cavo (acquaforti, bulini,...) all’impronta del rame, per le silografie alla linea marginale e, in difetto di queste, al foglio, per le litografie e serigrafie si riferiscono all’immagine e non al foglio. Talvolta i cataloghi ragionati riportano misure leggermente diverse, ciò può dipendere dai criteri di misurazione o dall’elasticità della carta che, a seconda della temperatura/umidità degli ambienti in cui è stata conservata o dalla pressione del torchio, si restringe o si allarga. L’autenticità delle stampe originali e la loro corrispondenza alle caratteristiche descritte nella nostra “dichiarazione di autenticità” verrà rilasciata all’acquisto di ogni opera.